LE REGOLE DELLA ECM PER I PROFESSIONISTI SANITARI

LE REGOLE DELLA ECM PER I PROFESSIONISTI SANITARI. Spalla

 

 

 

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Quali opportunità e quali possibilità nella realtà odierna di un nuovo percorso basato sulle medicine non convenzionali riconosciute

Sabato 15 settembre 2018 si ‘ tenuto presso L’OMCeO di Reggio Emilia un interessantissimo evento formativo rivolto alle medicine non convenzionali riconosciute; a seguire la relazione del dott. Orazio Cassiani sulle possibilita’ odierne di nuovi percorsi terapeutici.

 

 

Relazione Cassiani Orazio

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Metodiche dell’ Agopuntura e loro applicazione

Sabato 15 dicembre si è tenuto presso L’OMCeO di Reggio Emilia un interessantissimo evento formativo riguardante i fondamenti delle medicine non convenzionali riconosciute; una di queste è l’agopuntura; a seguire una dettagliata relazione della dottoressa Ligabue M. Bernadette su questa disciplina medica che ha antichissime radici nella filosofia taoista.

 

ligabue.2018 ordine agopuntura

 

 

 

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PRINCIPI BASE DELLA FITOTERAPIA, MODALITÀ DI IMPIEGO DEI FITOTERAPICI

Sabato 15 dicembre 2018 si è tenuto presso l’OMCeO RE un importante evento formativo riguardante i fondamenti delle medicine non convenzionali riconosciute; pubblichiamo a seguire l’interessantissima relazione della dottoressa Alessandra Codeluppi, la quale tratta in modo molto approfondito la disciplina medica della Fitoterapia, pratica utilizzata sin dai tempi piu’ remoti e tramandata nelle culture nel corso dei secoli.

piante

codeluppi.re20181215 fitoterapia

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DIAGNOSI E TRATTAMENTO DELLA FIBROMIALGIA: LINEE DI INDIRIZZO DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA

Dott. Davide Favali

La Regione Emilia-Romagna ha elaborato delle “Linee di Indirizzo per la diagnosi e il trattamento della Fibromialgia”, frutto di un percorso di condivisione di un dedicato Gruppo di Lavoro composto da professionisti di diverse discipline. Il documento si basa sulle più aggiornate evidenze della letteratura e rappresenta una delle prime esperienze a livello nazionale di inquadramento della diagnosi e presa in carico delle persone affette da questa patologia. La fibromialgia è una condizione clinica caratterizzata da dolore muscoloscheletrico cronico e diffuso, ed è spesso associata ad astenia, disturbi del sonno, problemi cognitivi (es. di attenzione, di memoria), problemi psichici (es. ansia, depressione), e ad un ampio insieme di sintomi somatici e neurovegetativi. A livello internazionale si stima che la prevalenza sia compresa tra il 2-3% e l’8% e l’incidenza tra 7-11 casi annui per 1.000 persone. Attualmente i clinici coinvolti sono concordi nel raccomandare che l’iniziale presa in carico del paziente affetto da fibromialgia avvenga nel setting dell’Assistenza Primaria:

  • il medico di Medicina Generale formula la diagnosi e, sulla base di specifici criteri, imposta il trattamento non farmacologico e/o farmacologico e ne monitora gli esiti.
  • il reumatologo è lo specialista di riferimento nei casi complessi (incertezza della diagnosi e refrattarietà al trattamento) e può avvalersi di ulteriori competenze specialistiche (es. fisiatra, terapista antalgico, neurologo, psichiatra).

Per la formulazione di una diagnosi di fibromialgia devono essere soddisfatti contemporaneamente 3 criteri:

  • dolore diffuso in specifiche aree e regioni del corpo
  • presenza di sintomi caratteristici (astenia, sonno non ristoratore, problemi cognitivi, emicrania, dolore / crampi addominali, depressione) che compromettono la vita quotidiana
  • durata della sintomatologia pari ad almeno 3 mesi

Gli esami di laboratorio raccomandati dalla letteratura internazionale per una iniziale valutazione sono emocromo con formula e Proteina C reattiva- PCR (si sottolinea che la fibromialgia non è una condizione infiammatoria).

Non sono raccomandate indagini strumentali.

Secondo tutte le linee guida, l’approccio terapeutico appropriato prevede un programma individualizzato di cura comprendente in primis trattamenti non farmacologici (tra cui la promozione di un corretto stile di vita e attività fisico-riabilitativa) e, di fronte a refrattarietà di questi, solo in seconda battuta, il ricorso alla terapia farmacologica.

Si sottolinea che a livello nazionale la sindrome non rientra nell’elenco delle malattie croniche per le quali è prevista l’esenzione dalla compartecipazione alla spesa sanitaria.

Per approfondimenti sul tema, si rimanda ad una lettura del documento, scaricabile al seguente link: http://salute.regione.emilia-romagna.it/news/regione/copy_of_Allegato_Lineediindirizzofibromialgia_2018.pdf

FOCUS FARMACI

Classi di farmaci o

singoli p.a.

ITR Fibromialgia LG EULAR 2017 LG CRA 2012 LG SIGN 2013
paracetamolo NO Raccomandato SOLO in associaz. con tramadolo se presente dolore grave 1°scelta Non considerato
FANS / COXIB NO NO 1° scelta# NO
SSRI / SNRI NO Duloxetina

(se presente dolore grave)

NO SSRI

2° scelta

(sia SSRI che SNRI)

2° scelta

Duloxetina

Fluoxetina

antiepilettici NO Pregabalin

(se presente dolore grave o gravi alterazioni del sonno)

2° scelta

(gabapentin, pregabalin)

1° scelta

(pregabalin)

corticosteroidi sistemici NO Non riportata alcuna racc. Non considerati
antidepressivi triciclici (TCA) NO Amitriptilina

a basse dosi

(se presenti gravi alterazioni del sonno)

2° scelta 2° scelta

Amitriptilina

25-125mg/die

oppioidi minori NO Tramadolo da solo o in associaz. con paracetamolo

(se presente dolore grave)

2° scelta

Tramadolo

(se dolore moderato/grave, non responsivo

alle altre opzioni)

NO
oppioidi maggiori NO NO NO NO
Cannabinoidi NO NO 3° scelta

Cannabinoidi

(se presenti importanti alterazioni del sonno)

Non considerati
miorilassanti SI Ciclobenzaprina

(se presenti gravi alterazioni del sonno)

Non riportata alcuna racc.* NO

 

In neretto le raccomandazioni delle LG specifiche sul trattamento della fibromialgia

SSRI = inibitori selettivi del reuptake della serotonina, SNRI = inibitori selettivi del reuptake della serotonina e della noradrenalina

#se presenti in concomitanza dolore cronico osteoarticolare, alla dose minima efficace e per il periodo di tempo più breve possibile

*pur essendo in questa LG citata tra gli antidepressivi come farmaco a prevalente azione miorilassante, la ciclobenzaprina non viene considerata nella formulazione della raccomandazione d’uso.

LG EULAR 2017: Società europea dei reumatologi

LG CRA 2012: Società canadese dei reumatologi

LG SIGN 2013: Scottish Intercollegiate Guidelines Network

 

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LE BASI psiconeuroendocrinoimmunologiche delle malattie autoimmuni

Il 31-maggio 2018 si e’ tenuto presso L’Ordine dei Medici e Chirurghi di Reggio Emilia un interessantissimo evento formativo riguardante le malattie autoimmunitarie, dalla storia nella ricerca in campo autoimmunitario ai meccanismi genetici, dalle implicazione psicologiche a nuovi orizzonti terapeutici come il microbiota intestinale, che ha avuto come relatore il professor Francesco Bottaccioli Fondatore e Presidente onorario della Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia, Direzione Master di II livello in “Pnei e Scienza della Cura Integrata”, Università dell’ Aquila- Dip Medicina e Scienze della vita.

A seguire le slides dell’evento:

Bottaccioli_31maggio2018

Bottaccioli_Autoimmunita_31maggio2018 2

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Riguardo all’Assistenza Territoriale…..

A seguire 3 interessanti relazioni riguardanti la medicina territoriale reggiana:

 

LA MEDICINA GENERALE E LE CURE PRIMARIE GUARDANO AL FUTURO

RELAZIONE DI UNO STUDENTE con infermiera del SID

RELAZIONE DI UNO STUDENTE OSS del Centro Diurno e MMG

 

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NUOVA MIGRAZIONE: RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO

Sabato 7 aprile 2018 si è tenuto presso l’Ordine dei Medici e Chirurghi di Reggio Emilia un interessante evento formativo su un tema molto attuale e molto sentito dalla popolazione; i relatori della giornata sono la dott.ssa Francesca Bonvicini, medico presso il Centro per la Salute della Famiglia Straniera, l’Ass. sanitario Rossano Fornaciari ed il signor Salvatore Geraci (Area Sanitaria Caritas Roma)

A seguire i loro contributi:

Relazione Bonvicini AIDM RE 7 APRILE 2018

Dr.Fornaciari Rossano_Legislazione attuale

Dr.Geraci_scenari

 

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CUCINARE CON IL CUORE

Il giorno 24 Marzo 2018, presso l’Ordine dei Medici e Chirurghi di Reggio Emilia, si è svolto un importante evento formativo molto partecipato organizzato dalla dott.ssa Maria Cristina Ferretti, medico cardiologo presso Villa Verde; a seguito le slides dell’evento con i contributi della stessa dott.ssa Ferretti e della dott.ssa Carla Bassi, medico internista sempre presso Villa Verde, del dott. Gian Paolo Gambarati, con un’interessante relazione sulla dieta mediterranea ed una seconda sull’alimentazione e la prevenzione cardiovascolare, ed infine, della dott.ssa Braglia Francesca, sull’alimentazione come strumento quotidiano di cura e su come possiamo cambiare le nostre abitudini iniziando dalla spesa quotidiana..buonalettura a tutti!

Edited by dott. Davide Favali

Cucinare con il cuore: dott.ssa Ferretti Maria Cristina

Dr.ssa Bassi Carla: MI e profilo cardiovascolare

Gambarati GPaolo_ La dieta mediterranea 14

Gambarati GPaolo_Alimetazione e prevenzione CV25

Braglia Francesca_ Alimentazione come strumento quotidiano di cura

Braglia Francesca_ il cambiamento inizia dalla spesa

 

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Le Demenze Dott. Giovanni Ferrarini

Pubblichiamo un  importante contributo scientifico scritto dal dott. Giovanni Ferrarini, medico chirurgo specialista in Neurologia.

(Edited by dott. Davide Favali)

LE DEMENZE

La demenza consiste nella compromissione delle funzioni cerebrali cognitive : la memoria, l’attenzione, il linguaggio, l’astrazione, l’orientamento nello spazio e nel tempo. A questa compromissione cognitiva,  spesso inesorabilmente progressiva, si associano alterazioni del comportamento: apatia alternata ad irritabilità, ansia, depressione, disturbi del sonno .

Esistono vari tipi di demenza ?

Da tempo è ben noto che esistono vari tipi di demenza: le principali e più frequenti sono: la demenza di Alzheimer; la demenza vascolare; la demenza fronto temporale; la malattia di Lewy. Rappresentano una malattia del cervello irreversibile e inesorabilmente progressive, in assenza a tutt’oggi di una terapia specifica .

Clinicamente sono anche differenziate in: 

  1. Demenze corticali: ( tipica la malattia di Alzheimer) con estesa atrofia corticale, precoci alterazioni della memoria e successivamente perdita del pensiero astratto, agnosia, afasia, aprassia.
  2. Demenze sottocorticali: precoce rallentamento dei processi cognitivi con conseguente rallentamento delle risposte motorie, alterazioni della personalità che simulano una pseudodepressione, contenuta perdita della memoria e scarsa compromissione dei disturbi considerati “corticali” come agnosia, afasia, aprassia, frequente nella malattia di Parkinson.

 Esistono altri tipi di demenze reversibili, migliorano cioè se viene corretta tempestivamente la causa. Sono compromissioni cognitive correlate a cause metaboliche tipo carenza di vitamina B12, folati, pellagra, a patologie tiroidee, epatiche, renali o secondarie a patologie cerebrali come l’ idrocefalo normoteso, infezioni, infiammazioni, neoplasieo un ematoma subdurale.

E’ pertanto necessario che la “prima diagnosi “ sia meticolosa e attenta : una diagnosi errata, mancata o ritardata è sicuramente fuori luogo, causa inutili distorsioni di risorse, puo’ condurre ad una azione legale.
La demenza di Alzheimer è la più comune forma di demenza degenerativa che si manifesta dopo i 65 anni e puo’ durare tra gli 8 e 15 anni: in Italia si stimano almeno 500.000 ammalati, ma poiché oggi le persone vivono piu’ a lungo, il carico della compromissione cognitiva sulla società sta diventando sempre piu’ importante con una previsione di aumento entro il 2038 pari al 40 % .

Quali sono le cause ?

  • Nel normale invecchiamento del cervello si depositano grovigli neuro fibrillari costituiti da una proteina tau fosforilata specie nella corteccia del lobo temporale; ma quando, probabilmente per difetti genetici , questi grovigli si diffondono verso altre regioni corticali inducono il deposito di placche di una proteina di membrana beta amiloide che porta alla morte del neurone e alla progressione di malattia .

Da pochi anni la PET ha consentito di mappare i depositi di amiloide ed ancor piu’ recentemente è stato sviluppato un radio tracciante con affinità alla proteina tau , migliorando notevolmente il potenziale diagnostico per i prossimi anni ; per ora queste mappature risultano significative quando la malattia è già da anni subdolamente attiva e quindi ormai non piu’ curabile !

Quali terapie farmacologiche ?

Chi soffre del morbo di Alzheimer ha forti disturbi delle memoria recente, avverte difficoltà di orientamento nello spazio e nel tempo, accusa problemi di concentrazione e – in definitivaprogressivamente tende a perdere l’autonomia anche per i fatti quotidiani della vita .

Allo stato delle attuali conoscenze per la terapia farmacologica della malattia di Alzheimer non disponiamo di un trattamento causale , cioè consistente nella rimozione della causa della malattia,

ma soltanto di farmaci “sintomatici” cioè finalizzati all’attenuazione delle manifestazioni cliniche della malattia ad esempio farmaci per i disturbi del comportamento.

La demenza vascolare ( demenza multi-infartuale MID ) è una patologia degenerativa dell’encefalo provocata da piccoli infarti ripetuti cronicamente inizialmente silenti; malattia dei piccoli vasi ; da ipoperfusione generalizzata ; da emorragie. Colpisce sia uomini che donne .

Tali eventi determinano lesioni che portano alla distruzione progressiva del tessuto cerebrale con relativi disturbi cognitivi, che possono essere accompagnati da disturbi motori .

L’inizio della MID puo’ essere improvviso, poiché possono verificarsi molti infarti silenti prima che compaiano dei sintomi .

Il decorso puo’ essere discontinuo: le capacità possono deteriorarsi poi stabilizzarsi per un certo periodo e poi deteriorarsi nuovamente ( andamento a scalini ). Questi infarti possono danneggiare aree del cervello responsabili di funzioni specifiche, ad esempio il linguaggio o la memoria oppure produrre dei sintomi generalizzati di demenza.

Dopo la malattia di Alzheimer la MID è la seconda causa di demenza. Spesso esiste insieme alla malattia di Alzheimer e viene chiamata “demenza mista”.

Viene solitamente diagnosticata per mezzo di esami neurologici e tecniche di esplorazione cerebrale, come la Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) ed ancor piu’ la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN), che permettono di individuare gli ictus cerebrali.

  • Fattori di rischio sono: età al di sopra dei 65 anni, l’ipertensione arteriosa, malattie cardiache, diabete, fumo, sovrappeso, alti livelli di colesterolo e una storia familiare di problemi cardiocircolatori .

E’ importante identificare i fattori di rischio perchè spesso il loro trattamento specifico può modificare la prevenzione e in parte la progressione della malattia. Le terapie sono rivolte a controllare i fattori di rischio, ovvero l’ipertensione, il diabete e le malattie cardiache. Si possono inoltre ridurre i fattori di rischio adottando uno stile di vita salutare con esercizi fisici regolari e una buona dieta, evitando il fumo e riducendo lo stress.

E’ importante anticipare terapie del movimento e del linguaggio, come la fisioterapia e la terapia occupazionale.

La demenza da corpi di Lewy è un ulteriore tipo di demenza simile a quello del morbo di Alzheimer; si sovrappongono sintomi del parkinsonismo, tremore e rigidità muscolare. Tipiche sono le allucinazioni, che spesso non rispondono agli psicofarmaci, e disturbi del sonno nella fase Rem.

Infine le demenze fronto-temporali: l’atrofia cerebrale coinvolge i lobi frontale e temporale e quindi prevalgono i disturbi comportamentali: apatia, irritabilità e varianti linguistiche, come difficoltà di comporre o comprendere il linguaggio e difficoltà nell’ordinare le parole secondo uno schema logico.

Quale trattamento di sostegno alle famiglie ?

Per ogni persona ammalata c’è almeno un familiare impegnato nell’insostituibile ma molto faticoso compito di assistenza e cura. In Emilia-Romagna, secondo le stime, sono oltre 60 mila le persone con demenza, la cui causa più frequente è la malattia di Alzheimer.
Per l’assistenza alle persone con Alzheimer e altre forme di demenza e alle loro famiglie, in Emilia-Romagna sono stati creati specifici Centri per i disturbi cognitivi dell’adulto. La nascita di questi Centri, almeno uno ogni ambito distrettuale, è stata prevista dal Progetto regionale demenze, con l’obiettivo di dare risposte assistenziali appropriate agli ammalati e sostegno alle famiglie; l’AUSL di Reggio Emilia ha organizzato una rete di servizi dedicati ad ammalati e familiari con Centri/Consultori, assistenza domiciliare, erogazione di farmaci, riabilitazione cognitiva.

Demenza ed ereditarietà

E’ un problema molto difficile da gestire e da programmare, da riferire solo in certi casi selezionati e solo a centri di Alta specialità, all’interno di un counselling completo neurologico, psicologico, psichiatrico .

In effetti nella maggior parte dei casi le demenze si manifestano nelle persone anziane in maniera sporadica, ma in alcuni casi insorgono su base ereditaria o familiare e più persone all’interno della stessa famiglia possono presentare gli stessi sintomi; ad esempio nel 5% dei casi di Alzheimer e nel 30-40% delle demenze fronto-temporali.
Se l’età di comparsa è precoce e l’ evoluzione piu’ rapida, rispetto alle forme sporadiche, vi possono essere mutazioni genetiche trasmesse con modalità definita di tipo autosomico dominante

Al momento sono stati individuati tre geni che, quando presenti in forma mutata, possono determinare le forme di Alzheimer familiari; si tratta del gene per la proteina precursore dell’amiloide (APP) e dei geni codificanti per la presenilina 1 (PSEN1) e presenilina 2 (PSEN2).

Responsabili invece della maggior parte delle forme di demenza fronto-temporale familiare sono le mutazioni a carico dei geni che codificano per tau (MAPT), progranulina (GRN) e C9ORF72.

Sono ormai molti i Centri Genetici capaci di eseguire tali accertamenti .

Restano importanti e non completamente risolte le implicazioni etiche: il possibile impatto psicologico, le conseguenze in ambito lavorativo ed assicurativo, gli aspetti legali e infine la comprensione ed il valore prognostico dei risultati del test.

E’ dunque necessario porre in atto particolari precauzioni e procedure sia nell’offerta del test, che nella comunicazione dei suoi risultati ed e’ indispensabile inserire lo studio di una possibile famigliarità genetica all’interno di un counselling genetico completo e polispecialistico .

Dott. Giovanni Ferrarini
 

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